sabato 2 marzo 2013

[Campagne in lotta] Rosarno: report di fine Febbraio


REPORT ROSARNO- FINE FEBBRAIO.

Gli eventi in tendopoli
Una parte degli abitanti del ghetto è stata trasferita dal vecchio campo presso una nuova tendopoli, sempre in zona industriale ma ben più lontana rispetto al centro abitato e nascosta alla vista. Il processo di trasferimento è cominciato con una richiesta da parte del vecchio gestore, associazione “il mio amico Jonathan”, di 30 euro a testa al mese in cambio di alcuni presunti servizi presso il nuovo campo, allestito con i soldi di Regione, Provincia e Caritas. Gli africani si sono giustamente opposti a pagare per vivere in tenda, visto che un affitto suddiviso fra vari inquilini costerebbe loro più o meno la stessa cifra (se non fosse che a Rosarno difficilmente si affittano case agli africani) e, considerando che la stagione lavorativa è in chiusura oltre che in crisi, molti hanno preferito andarsene.
Come rete in supporto ad Africalabria, abbiamo sostenuto la protesta e il processo di autorganizzazione dei braccianti che si sono riuniti in assemblea plenaria più volte, eleggendo alcuni rappresentanti e producendo una propria piattaforma di richieste rispetto alle condizioni di vita nel nuovo campo ed alla rivendicazione di una partecipazione decisionale degli abitanti stessi alla gestione ed organizzazione del campo.
Concretamente, abbiamo facilitato ed accompagnato la delegazione nei due incontri avvenuti con le istituzioni locali (sindaco di san Ferdinando e ispettore di polizia), promosso incontri di confronto collettivo con alcune associazioni attive sul territorio e solidali con le loro rivendicazioni (Cgil, Amnesty International, Emergency), e monitorato il processo di affidamento e le condizioni reali della gestione del nuovo campo.
Di fatto, il trasferimento è stato imposto con estrema urgenza, quando concretamente l’allestimento del campo era assolutamente incompleto (mancava acqua potabile, corrente elettrica disponibile in tutto il campo e spazi adibiti a cucina). Gli africani hanno ottenuto l’eliminazione dell’obbligo di pagamento, destabilizzando i piani concordati ufficiosamente da sindaco e gestore per compensare l’assenza di risorse disponibili a coprire la gestione e manutenzione del campo. Praticamente si voleva far pagare ai braccianti, già costretti a lavorare in condizioni di sfruttamento, anche i costi di mantenimento e riproduzione in condizioni di vita obbligatoriamente emergenziali: sfruttati nei campi, impiegati saltuariamente e costretti a vivere come terremotati, esclusi dal centro abitato.
Ad oggi, a seguito dei ripetuti rifiuti e della sordità istituzionale alle rivendicazioni dell’assemblea dei braccianti (nonché con l’aumento delle partenze), è progressivamente venuta meno la determinazione nel proseguire un processo di autogestione sistematizzata del campo. Rimangono comunque la vittoria di aver ottenuto il non obbligo di pagamento, sostenuto anche dalle diverse associazioni, l’esperienza concreta di autogestione del trasferimento e sistemazione nel nuovo campo ed il processo di partecipazione, consapevolezza e decisionalità collettiva avvenuta tramite i vari momenti assembleari nel campo.

Le nostre attività
Quello che stiamo cercando di fare è continuare con le lezioni di italiano, anche in maniera più frequente (2-3 volte a settimana anziché una), e valorizzare l’informazione legale su permessi, residenze, ecc… per cercare di contrastare le spaccature interne e i meccanismi di ricatto riconducibili alla disinformazione.
Abbiamo inoltre stabilito un momento informativo su contratti di lavoro e indennità di disoccupazione con la presenza di un sindacalista della Cgil locale, oltre ad una giornata culturale con cineforum e musica in autogestione.